Lessinia

Guida al Parco Naturale della Lessinia

Guida al Parco Naturale della Lessinia Ricevi la Guida al Parco Naturale della Lessinia Se sei curioso di scoprire questo territorio e la sua biodiversità, puoi ricevere una copia omaggio del libro con una donazione online minima di €10. Il libro verrà recapitato comodamente a casa tua o puoi ritirarlo ogni giovedì pomeriggio presso la nostra nuova sede in Via Quinzano 24/D – Verona.   Geomorfologia della Lessinia

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Geomorfologia della Lessinia

No al ridimensionamento del Parco della Lessinia

No al ridimensionamento del Parco della Lessinia Qualcuno vuole togliere, al Parco Naturale Regionale della Lessinia, il 20% del suo territorio (Progetto di legge regionale n.45/2019) ma molti non sono d’accordo come, per esempio, le associazioni che hanno sottoscritto il documento che potete scaricare qui:Lettera Associazioni contro i tagli al Parco della Lessinia Pubblichiamo il testo della lettera inviata agli organi di stampa in cui Michele dall’O, presidente del WWF Veronese, prende posizione in merito ad alcune dichiarazioni apparse sui giornali nei giorni scorsi. Agli organi di stampa La risposta piccata del consigliere regionale Valdegamberi alla lettera di 72 associazioni, tra le quali il WWF Veronese è onorato di farvi parte, mette in evidenza nervi scoperti che rivelano la pochezza delle “argomentazioni” pro riduzione (20%) del Parco della Lessinia.La principale delle quali è la bel nota pretesa del “paroni a casa nostra”. Ricordiamo ai Veronesi che fin dalla sua nascita il Parco è stato sempre governato dagli amministratori della Lessinia, tra i quali i signori Cona, Marcolini, Melotti, Garra, Pigozzi e adesso Campostrini; lo stesso Valdegamberi, a metà degli anni 2000, è stato Assessore Regionale con delega ai parchi e aree protette!Vorrei tra l’altro precisare che la richiesta di riduzione dei confini, oltre che da Valdegamberi, è firmata anche da Montagnoli e Corsi, il primo di Oppeano e il secondo di Montorio. Proprio due lessinici DOC!Ma terrei soprattutto a dire che il Parco della Lessinia, per definizione, è “naturale”. Cioè è stato istituito per conservare e difendere specie biologiche particolarmente degne di protezione. Ricordiamo bene lo stato di desolazione boschivo e faunistico delle montagne, non solo nostrane, ereditato dal passato. Poi il recente abbandono dell’uomo delle terre alte ha favorito la naturale espansione dei boschi che hanno accolto specie estinte localmente e poi reintrodotte nel corso degli anni come gli ungulati.Ricordiamo un episodio emblematico risalente agli anni ’70 e riportato sul numero 1 del 1978 dei Quaderni Culturali “Lessinia Ieri Oggi e Domani”. Allora facevano capolino le prime famiglie di cervi in espansione dal vicino Trentino. Nemmeno il tempo di mettere le corna in Vaio dell’Anguilla, che i poveri cornuti furono immediatamente abbattuti.Con il Parco non sarebbe successo.Il Parco ha permesso il ripopolamento dei Monti Lessini di alberi, cervi, camosci, caprioli, marmotte, aquile che erano stati azzerati nei secoli precedenti con la caccia e con il taglio sistematico delle faggete.Il Parco significa protezione di svariati endemismi (cioè specie che si trovano solo in ristrette aree), tutela di foreste demaniali e non (Dolcè, Giazza e Folignani), ZSC e ZPS della Rete Natura 2000 della UE. Da 7 anni è riapparso poi il lupo, che è un elemento di grande ricchezza ecosistemica, ma al contempo un grosso problema per l’allevamento e come tale va trattato.Se poi, maldestre operazioni di re-immissione (e mi riferisco ai cinghiali) hanno causato disequilibri, la nostra associazione non è contraria a ridiscutere, tramite opportune VAS, il Piano di gestione del Parco, ormai vecchio di quasi 30 anni.Ma oltre a ciò, il Parco ha portato in Lessinia un gran numero di piccoli e grandi finanziamenti per i proprietari di malghe e pascoli, per gli allevatori, per i cavatori, per l’istituzione di musei, di scuole e di strutture pubbliche.Il Parco ha permesso il recupero di contrade e malghe, grazie anche a finanziamenti a fondo perduto che negli anni ’90 hanno consentito ai proprietari di ristrutturare baiti e casare, elementi altrimenti destinati per la gran parte all’abbandono e al degrado.Stia pur tranquillo Valdegamberi che noi non siamo la stampella di alcun partito. La nostra Associazione ha alzato la voce quando la stessa formazione politica che cita ha tentato di modificare la Legge 394 del 1991, che ci risulta essere ancora in vigore e per la quale le aree contigue (art.32) sono zone cuscinetto (buffer zone) da posizionare all’esterno dell’area parco con una funzione di filtro e di tampone. Questi territori “comprendono aree di significativo interesse naturalistico, zone periferiche o protette da strumenti di tutela meno vincolanti rispetto a quelli in vigore nelle Aree a Riserva Speciale”. Montagnoli, Corsi e Valdegamberi fanno l’operazione inversa: declassano ad aree contigue porzioni di territorio che attualmente fanno parte del Parco a tutti gli effetti. Noi da 50 anni ci battiamo per le piante e gli animali, ci battiamo per la biodiversità drammaticamente minacciata in questa epoca di cambiamenti climatici. In cui tutti a parole si riempiono la bocca di belle intenzioni. Mentre l’amara realtà del Veneto è che ha solo il 5% di superficie protetta da parchi e riserve, meno della metà della media nazionale. E invece di aumentare tale percentuale, si vuole diminuirla, eliminando dal Parco i vaj, formidabili corridoi tra la montagna e la pianura e forse tra i luoghi più significativi della Lessinia per la conservazione biosistemica delle diverse specie. Michele Dall’O’Presidente dell’Associazione WWF Veronese

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3 e 4 agosto 2019 a Malga Derocon e Castelberto

3 e 4 agosto 2019 a Malga Derocon e Castelberto Sabato 3 e domenica 4 agosto 2019 l’associazione WWF Veronese ha organizzato una gita naturalistica in Lessinia rivolta particolarmente ai propri soci, simpatizzanti e familiari. E’ stato scelto di visitare Malga Derocon e la sua area naturalistica protetta e gestita da Legambiente Verona e poi una escursione in alta Lessinia fino a Castelberto.Dopo essere stato nominato presidente di WWF Veronese, Michele Dall’Ó aveva indicato come aspetti prioritari per il mandato ricevuto il rinnovamento generazionale e la formazione naturalistica dei soci e simpatizzanti da realizzarsi attraverso uscite e visite in ambienti caratteristici alla ricerca dei livelli di biodiversità e delle emergenze incombenti. All’inizio dell’estate è partita da alcuni giovani la richiesta di organizzare un fine settimana in qualche località di interesse naturalistico. La scelta è stata indirizzata verso la malga Derocon gestita da Legambiente. Sabato 3 agosto nel pomeriggio 13 soci si sono dati appuntamento presso la Malga Derocon per visitare l’area naturalistica  e per cenare e passare la notte nel baito. All’arrivo in malga siamo stati accolti da alcuni cervi, il maschio adulto, alcune femmine ed alcuni giovani. E’ stato per alcuni dei partecipanti un evento che da solo ha reso importante la visita e la giornata. Domenica mattina al gruppo si sono aggiunti altri due soci. Nel pomeriggio di sabato e nella mattinata di domenica 4 agosto abbiamo potuto vedere e riconoscere gli aspetti principali dell’area e percorrere alcuni sentieri nel bosco, guidati da Michele ed Ernesto. Inoltre la presenza di Emiliano ci ha permesso di apprendere alcuni aspetti veramente particolari del mondo dei “millepiedi” e di altri piccoli esseri viventi, normalmente sconosciuti, che operano sotto il primo strato del terreno. Per il pranzo ed il proseguo della giornata di domenica ci siamo poi recati a Malga Lessinia ed al rifugio Castelberto. Tutto un altro modo rispetto all’ambiente che avevamo da poco lasciato. Automobili e persone ovunque hanno generato in alcuni un senso di delusione nel vedere un territorio così particolare e ricco di flora e fauna (uccelli in particolare) consumato in maniera esasperata. Alla fine possiamo dire che sono stati due giorni di formazione naturalistica e di conoscenza reciproca, utili per le prossime attività associative. Al momento di lasciarci per il rientro a casa è stata unanime la proposta di ripetere la medesima esperienza in altre parti della provincia e, perché no, anche fuori della nostra provincia.

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Salviamo il Parco della Lessinia

Salviamo il Parco della Lessinia Per aderire all’appello “Parchi tesoro del Veneto”vai a questa pagina: www.parchitesoroveneto.it Il Parco Naturale Regionale della Lessinia sta per venire smembrato La proposta del Consigliere regionale Valdegamberi che vuole togliere le Zone Agro-Silvo-Pastorali dal territorio del parco e farle diventare aree di pre-parco è fortemente appoggiata da alcune categorie di cittadini, in primo luogo dagli allevatori e, naturalmente dai cacciatori. L’iter per questa proposta non sarà breve ma se venisse concretizzato dell’attuale parco resterebbero solo le aree di riserva naturale (colore verde nella mappa qui sotto). Molti sindaci della Lessinia sono d’accordo e ognuno la vede a modo suo. Quello di Bosco Chiesanuova vuole togliere i vincoli dalle zone basse: “Se questo emendamento ci permette ad esempio di togliere dai vaj il vincolo del Parco sarebbe già un successo”. Quello di Selva di Progno dice invece: “è giusto che resti, dove ci sono boschi e pendii scoscesi, ma mi chiedo che senso abbia il Parco sugli alti pascoli”. Candidamente ammette che “Quando fu tempo di decidere i confini, si guardò alla convenienza economica degli incentivi, … ma poi, terminati gli incentivi …”. Si riferisce miliardo di Lire ottenuto nel 1994 per la ristrutturazione delle malghe, dei contributi ottenuti nel 2001 per il recupero e restauro dei pascoli (qualcuno ha controllato come sono stati spesi quei soldi?), del  nuovo bando per il recupero delle malghe negli anni 2000. E così via.miliardo di Lire ottenuto nel 1994 per la ristrutturazione delle malghe, dei contributi ottenuti nel 2001 per il recupero e restauro dei pascoli (qualcuno ha controllato come sono stati spesi quei soldi?), del  nuovo bando per il recupero delle malghe negli anni 2000. E così via. Quindi il succo del discorso è questo: il Parco Naturale ha permesso a tutti quelli che possedevano una malga di restaurarla, aggiungervi fabbricati, trasformarla in agriturismo, sistemare strade, ecc. Tutti progetti realizzati grazie ai vari PSR (Piani di sviluppo rurale) che avrebbero avuto punteggi ben più bassi e forse non sarebbero stati realizzati fuori dal parco. Adesso i contributi li hanno spesi e allora vogliono riavere la libertà di andare a caccia dove adesso non possono: “con la nuova classificazione sarà possibile la caccia controllata da esperti cacciatori e riservata ai soli residenti” Proporre di consentire la caccia in metà dell’attuale territorio del parco è solo una manovra pensata a fini politici e propagandistici. Dare questo ennesimo tributo ad una categoria di persone che si sta sensibilmente riducendo anno dopo anno dimostra che alcuni politici sono proprio di vedute ristrette. Purtroppo molte specie di animali, cacciabili e non, sono già in forte declino su tutto il territorio per cause di natura diversa: cambiamenti climatici, inquinamento, alterazioni nei siti di svernamento, ecc. La caccia, in un territorio ridisegnato a macchia di leopardo, porterebbe ad un ulteriore impoverimento della fauna che verrebbe disturbata e indotta a migrare altrove. Questo, alla lunga, danneggerebbe anche i cacciatori che attualmente possono cacciare appena al di fuori dei confini del parco. Ma consentire la caccia in metà dell’attuale superficie del Parco quali vantaggi porterebbe alla collettività? – Riduzione del numero troppo elevato dei cinghiali (immessi abusivamente dai cacciatori)? Ma i cinghiali si possono tenere sotto controllo usando metodi consentiti dalle normative attuali. – Un aumento del cosiddetto turismo venatorio? Difficile da immaginare viste le normative e le gelosie fra cacciatori. In compenso diminuirebbe il numero degli altri frequentatori della montagna perché non sarebbe piacevole fare passeggiate o andare a funghi temendo di essere impallinati. (Per vedere un approfondimento sugli animali del parco vedi qui: I mammiferi nel Parco della Lessinia ) Se il Parco non ha dato i risultati sperati è colpa anche di qualche sindaco che è stato Presidente del Parco senza crederci. L’Ente Parco della Lessinia attualmente è infatti una appendice della Comunità Montana e da questa è stato gestito per 25 anni. Di chi è la colpa maggiore se non si sono riusciti a superare certi problemi? Sarebbe quindi auspicabile passare ad un Ente Parco pienamente autonomo rispetto un soggetto ora commissariato che è in via di soppressione. Allora cosa vogliono fare sugli alti pascoli della Lessinia oltre che consentire l’ingresso alle doppiette dei cacciatori? Nuovi insediamenti tipo San Giorgio? Nuove cave tipo Pastello? Dicono di no e che si limiteranno a far sciare la gente nel Valon del Malera (hanno dato gli impianti di San Giorgio ad un camorrista ma nemmeno così sono riusciti a far nevicare). Dicono che si potranno aprire palestre di roccia e aggiungere dei locali alle malghe, ma queste cose si possono fare anche se c’è il Parco. Però la squalifica del territorio del Parco potrebbe riproporre una infausta ripresa delle zone estrattive, dell’asfaltatura delle ultime strade bianche con una intensificazione del traffico. Si riproporrebbero certamente operazioni immobiliari di tipo speculativo. Tutte operazioni che porterebbero vantaggi solo a poche persone (che spesso non sono nemmeno abitanti del posto) creando problemi a tutti gli altri. Alla fine ne deriverebbe un impoverimento delle caratteristiche peculiari della Lessinia, quelle che invece ne costituiscono la vera ricchezza su cui basare lo sviluppo del futuro. Per un maggior guadagno economico delle popolazioni, le zone agro-silvo-pastorali dovrebbero essere quindi ampliate e valorizzate. Perché un parco naturale porta un valore aggiunto a tutto il territorio, alle sue produzioni agricole, artigianali, turistiche, culinarie, eccetera. Pensiamo al ritorno di immagine su latte, formaggi e salumi. Ai numerosi agriturismi e rifugi …. La gente ha sempre più bisogno di grandi spazi tranquilli dove poter immergersi nell’armonia della natura. Guardarsi intorno e ammirare boschi frondosi, stupende fioriture, voli d’uccelli, ma mucche al pascolo e anche antiche malghe ben restaurate. Questo vogliono i turisti! Questo è il futuro economico da cercare! Gli spari dei cacciatori in una domenica di fine settembre favoriranno la crescita turistica ed economica? L’edificazione di altri poli residenziali come l’orrenda San Giorgio a chi porterà benefici? L’Alta Lessinia è uno scrigno di biodiversità e come tale va tutelata con cura, studiata e fatta conoscere. La Lessinia non è di chi ci abita e nemmeno dei veronesi: ci è stata data in prestito

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Disinformazione e allarmismo con i soldi pubblici

Disinformazione e allarmismo con i soldi pubblici Perché a Roverè veronese si vogliono spaventare i turisti? Perché per farlo si usano i soldi destinati allo sviluppo dell’agricoltura? Un amico ci ha inviato le foto che vedete e c’è solo da restare sbigottiti leggendo i numerosi errori concentrati in così poche frasi. Quello che dice il titolo non è vero perché né il lupo né l’orso sono stati introdotti nel veronese. Alcuni orsi sono stati reintrodotti sulle Dolomiti del Brenta in trentino (dove alcuni orsi ci sono sempre stati) e gli esemplari osservati nel veronese, quasi solo esclusivamente sul Monte Baldo, ci sono arrivati da soli. Per quanto riguarda il lupo invece bisogna sapere che, in Europa, non c’è mai stata nessuna reintroduzione del lupo in alcun posto. I lupi stanno crescendo di numero perché sono animali protetti in tutti, o quasi, i paesi europei e perché le montagne si stanno ripopolando di animali selvatici che sono le loro prede durante gran parte dell’anno. Il primo lupo arrivato in Lessinia è un maschio proveniente dalla Slovenia che, seguito mediante radio-collare, ha vagato per oltre 1.000 km prima di incontrare la femmina che, invece, proveniva da qualche parte delle Alpi occidentali. La coppia si è formata durante l’inverno 2012-13 e si è fermata sulle nostre montagne perché ha trovato caprioli e soprattutto cinghiali. Il progetto “Life WolfAlps” ha come mission di lavorare “per la conservazione e la gestione a lungo termine della popolazione alpina di lupo attraverso la convivenza con le attività umane” e non per la sua reintroduzione. Anche sorvolando sulla qualità dell’italiano usato, troviamo tragicomica la frase “L’animale agisce normalmente in branco con obbiettivi di animali domestici isolati (bovini, ovini, equini ed altri)”. Lo stesso effetto penoso ci viene leggendo, per quanto riguarda l’orso, “L’animale agisce normalmente isolato con obbiettivi di animali domestici”. Quello che invece ci infastidisce proprio sono le frasi finali che servono solo a suscitare allarme infondato negli eventuali escursionisti. Per concludere non sappiamo se ci siano anche cartelli dedicati ad altri animali certamente reintrodotti sulle montagne veronesi come marmotta, cinghiale e camoscio. Se li vedete mandateci le foto! . . . . . . . . . . . . . . . Dopo questo appello ci è arrivata questa foto: Il titolo dice: Fauna Locale della Lessinia. Purtroppo non è ripreso tutto il cartello ma ci pare di vedere questi animali: cinghiale, volpe, tasso e donnola. Il cinghiale era sparito dai nostri monti ed è stato abusivamente reintrodotto a scopo venatorio da alcuni cacciatori che prima, per poter fare questo tipo di caccia grossa. dovevano andare in Toscana o in Croazia. Questo animale causa ingenti danni all’agricoltura e può essere molto pericoloso quando si sente in pericolo o se deve difendere la prole: perché il cartello non lo dice? Provate a leggere anche questa  pagina: http://www.veramente.org/wp/?p=15818 Provate a vedere nel video cosa dicono gli esperti istituzionali che lavorano in Lessinia pagati con le nostre tasse: Clicca qui per vedere il video  

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