Territori

Monte Mamaor

Fiori sul Mamaor

Fiori sul Mamaor L’ex base militare di Monte Mamaor conserva un certo grado di naturalità che invece si è molto ridotto nel territorio circostante dove, di anno in anno, gli ultimi angoli rimasti vengono ulteriormente ridotti dall’azione dell’uomo. I due file zip che potete scaricare qui di seguito contengono 100 foto di fiori facenti parte della flora di tutta questa collina e quindi non solo dell’area recintata. Gli scatti sono stati fatti nel giro di una decina di anni e, probabilmente, alcune di queste specie, ad esempio la Speronella, non esistono più in questa parte del nostro territorio. Su ciascuna foto è riportato il nome italiano del fiore mentre il nome file corrisponde al nome scientifico. Fiori del Mamaor 1° parte Fiori del Mamaor 2° parte

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Monte MAMAOR – Valeggio sul Mincio

Monte MAMAOR – Valeggio sul Mincio Sabato 30 e domenica 31 marzo 2019 l’amministrazione comunale di Valeggio sul Mincio, in collaborazione con diversi gruppi e associazioni locali ha organizzato la manifestazione “Mamaor porte aperte”. Dopo quasi cent’anni il cancello della ex base e deposito militare di Monte Mamaor verrà riaperto ai cittadini. La presenza esclusiva per quasi 100 anni dei militari ha permesso di conservare all’interno di quest’area un ricco e delicato ecosistema e ambienti naturali (bosco alternato a prati aridi), che in altre zone circostanti sono state persi a causa di un’intensa attività agricola e di una forte urbanizzazione. È indubbiamente un momento storico ed importante per il paese. Monte Mamaor, il Borghetto, il Ponte Visconteo ed il Castello Scaligero, sono alcuni “elementi identitari” del paesaggio e del territorio di Valeggio e ad essi i cittadini valeggiani sono da sempre particolarmente legati. Il WWF fin da quando si venne a conoscere che i militari avrebbero abbandonato la base si è impegnato affinché quest’area ricca di biodiversità non venisse utilizzata in maniera da distruggere quanto di importante la natura ha generato in cent’anni di quasi isolamento. Ben volentieri quindi il WWF ha aderito all’invito dell’amministrazione comunale a partecipare all’iniziativa e pertanto alcuni volontari WWF accompagneranno i cittadini in alcune visite guidate nell’area.

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Domenica 10 marzo – Grandi Alberi e Vaio Galina

I Grandi Alberi del centro di Verona Domenica 10 marzo, in occasione del “Mobility Day” si terrà una visita guidata ai grandi alberi del centro città di Verona, condotta da Luciano Corso , autore a fine anni Ottanta – insieme a Giuliano Lazzarin – di una pubblicazione sui grandi alberi della Provincia di Verona. Il ritrovo sarà alle ore 10.00 presso il monumento del Partigiano di Piazza Bra’. Il giro durerà fino alle 12.30 circa. Visiteremo gli alberi più significativi e parleremo del regno delle piante e della sua importanza per noi tutti e per la vita sulla Terra. L’approccio è di tipo «conservazionistico», secondo quanto stabilito dall’UICN e del WWF. Escursione in vaio Galina

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2 febbraio 2019 – Giornata Mondiale delle zone umide – Visita al “Laghissol” a Pastrengo

2 febbraio 2019Giornata Mondiale delle zone umideVisita al “Laghissol” a Pastrengo Sabato 2 febbraio 2019, nel pomeriggio, il WWF Veronese ha visitato l’area umida denominata “Laghissol” a Pastrengo.Nutrita la presenza di soci e non (Luigi, Riccardo, Rosanna, Laura, Stefano, Alessandro, Elisa, Luciano, Giuliana, Michele, Elisa, Silvia, e Giulio).Massimo Faccioli, vicesindaco di Pastrengo, ci ha accompagnato a vedere l’area umida in una valletta sottostante la chiesa di Pastrengo.Ci ha illustrato l’origine (risorgiva in ambiente morenico), gli importanti insediamenti umani preistorici (palafitte) e le successive modifiche. Con lui si è parlato di un recupero dell’area (a scopi di conservazione). Il WWF Veronese, che peraltro da tempo ha instaurato una collaborazione con il vicesindaco Faccioli, parteciperà alle iniziative che verranno prese in tal senso. Sotto una pioggia incessante ci siamo recati poi alle Sorgenti del Tione (dietro la zona industriale in direzione di Lazise), ma non si sono potuti oltrepassare i fossi, per il livello alto dell’acqua. Si è comunque notato uno sversamento sospetto, prontamente comunicato a Massimo Faccioli, WWF VERONESEMichele Dall’O’

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Salviamo il Parco della Lessinia

Salviamo il Parco della Lessinia Per aderire all’appello “Parchi tesoro del Veneto”vai a questa pagina: www.parchitesoroveneto.it Il Parco Naturale Regionale della Lessinia sta per venire smembrato La proposta del Consigliere regionale Valdegamberi che vuole togliere le Zone Agro-Silvo-Pastorali dal territorio del parco e farle diventare aree di pre-parco è fortemente appoggiata da alcune categorie di cittadini, in primo luogo dagli allevatori e, naturalmente dai cacciatori. L’iter per questa proposta non sarà breve ma se venisse concretizzato dell’attuale parco resterebbero solo le aree di riserva naturale (colore verde nella mappa qui sotto). Molti sindaci della Lessinia sono d’accordo e ognuno la vede a modo suo. Quello di Bosco Chiesanuova vuole togliere i vincoli dalle zone basse: “Se questo emendamento ci permette ad esempio di togliere dai vaj il vincolo del Parco sarebbe già un successo”. Quello di Selva di Progno dice invece: “è giusto che resti, dove ci sono boschi e pendii scoscesi, ma mi chiedo che senso abbia il Parco sugli alti pascoli”. Candidamente ammette che “Quando fu tempo di decidere i confini, si guardò alla convenienza economica degli incentivi, … ma poi, terminati gli incentivi …”. Si riferisce miliardo di Lire ottenuto nel 1994 per la ristrutturazione delle malghe, dei contributi ottenuti nel 2001 per il recupero e restauro dei pascoli (qualcuno ha controllato come sono stati spesi quei soldi?), del  nuovo bando per il recupero delle malghe negli anni 2000. E così via.miliardo di Lire ottenuto nel 1994 per la ristrutturazione delle malghe, dei contributi ottenuti nel 2001 per il recupero e restauro dei pascoli (qualcuno ha controllato come sono stati spesi quei soldi?), del  nuovo bando per il recupero delle malghe negli anni 2000. E così via. Quindi il succo del discorso è questo: il Parco Naturale ha permesso a tutti quelli che possedevano una malga di restaurarla, aggiungervi fabbricati, trasformarla in agriturismo, sistemare strade, ecc. Tutti progetti realizzati grazie ai vari PSR (Piani di sviluppo rurale) che avrebbero avuto punteggi ben più bassi e forse non sarebbero stati realizzati fuori dal parco. Adesso i contributi li hanno spesi e allora vogliono riavere la libertà di andare a caccia dove adesso non possono: “con la nuova classificazione sarà possibile la caccia controllata da esperti cacciatori e riservata ai soli residenti” Proporre di consentire la caccia in metà dell’attuale territorio del parco è solo una manovra pensata a fini politici e propagandistici. Dare questo ennesimo tributo ad una categoria di persone che si sta sensibilmente riducendo anno dopo anno dimostra che alcuni politici sono proprio di vedute ristrette. Purtroppo molte specie di animali, cacciabili e non, sono già in forte declino su tutto il territorio per cause di natura diversa: cambiamenti climatici, inquinamento, alterazioni nei siti di svernamento, ecc. La caccia, in un territorio ridisegnato a macchia di leopardo, porterebbe ad un ulteriore impoverimento della fauna che verrebbe disturbata e indotta a migrare altrove. Questo, alla lunga, danneggerebbe anche i cacciatori che attualmente possono cacciare appena al di fuori dei confini del parco. Ma consentire la caccia in metà dell’attuale superficie del Parco quali vantaggi porterebbe alla collettività? – Riduzione del numero troppo elevato dei cinghiali (immessi abusivamente dai cacciatori)? Ma i cinghiali si possono tenere sotto controllo usando metodi consentiti dalle normative attuali. – Un aumento del cosiddetto turismo venatorio? Difficile da immaginare viste le normative e le gelosie fra cacciatori. In compenso diminuirebbe il numero degli altri frequentatori della montagna perché non sarebbe piacevole fare passeggiate o andare a funghi temendo di essere impallinati. (Per vedere un approfondimento sugli animali del parco vedi qui: I mammiferi nel Parco della Lessinia ) Se il Parco non ha dato i risultati sperati è colpa anche di qualche sindaco che è stato Presidente del Parco senza crederci. L’Ente Parco della Lessinia attualmente è infatti una appendice della Comunità Montana e da questa è stato gestito per 25 anni. Di chi è la colpa maggiore se non si sono riusciti a superare certi problemi? Sarebbe quindi auspicabile passare ad un Ente Parco pienamente autonomo rispetto un soggetto ora commissariato che è in via di soppressione. Allora cosa vogliono fare sugli alti pascoli della Lessinia oltre che consentire l’ingresso alle doppiette dei cacciatori? Nuovi insediamenti tipo San Giorgio? Nuove cave tipo Pastello? Dicono di no e che si limiteranno a far sciare la gente nel Valon del Malera (hanno dato gli impianti di San Giorgio ad un camorrista ma nemmeno così sono riusciti a far nevicare). Dicono che si potranno aprire palestre di roccia e aggiungere dei locali alle malghe, ma queste cose si possono fare anche se c’è il Parco. Però la squalifica del territorio del Parco potrebbe riproporre una infausta ripresa delle zone estrattive, dell’asfaltatura delle ultime strade bianche con una intensificazione del traffico. Si riproporrebbero certamente operazioni immobiliari di tipo speculativo. Tutte operazioni che porterebbero vantaggi solo a poche persone (che spesso non sono nemmeno abitanti del posto) creando problemi a tutti gli altri. Alla fine ne deriverebbe un impoverimento delle caratteristiche peculiari della Lessinia, quelle che invece ne costituiscono la vera ricchezza su cui basare lo sviluppo del futuro. Per un maggior guadagno economico delle popolazioni, le zone agro-silvo-pastorali dovrebbero essere quindi ampliate e valorizzate. Perché un parco naturale porta un valore aggiunto a tutto il territorio, alle sue produzioni agricole, artigianali, turistiche, culinarie, eccetera. Pensiamo al ritorno di immagine su latte, formaggi e salumi. Ai numerosi agriturismi e rifugi …. La gente ha sempre più bisogno di grandi spazi tranquilli dove poter immergersi nell’armonia della natura. Guardarsi intorno e ammirare boschi frondosi, stupende fioriture, voli d’uccelli, ma mucche al pascolo e anche antiche malghe ben restaurate. Questo vogliono i turisti! Questo è il futuro economico da cercare! Gli spari dei cacciatori in una domenica di fine settembre favoriranno la crescita turistica ed economica? L’edificazione di altri poli residenziali come l’orrenda San Giorgio a chi porterà benefici? L’Alta Lessinia è uno scrigno di biodiversità e come tale va tutelata con cura, studiata e fatta conoscere. La Lessinia non è di chi ci abita e nemmeno dei veronesi: ci è stata data in prestito

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Disinformazione e allarmismo con i soldi pubblici

Disinformazione e allarmismo con i soldi pubblici Perché a Roverè veronese si vogliono spaventare i turisti? Perché per farlo si usano i soldi destinati allo sviluppo dell’agricoltura? Un amico ci ha inviato le foto che vedete e c’è solo da restare sbigottiti leggendo i numerosi errori concentrati in così poche frasi. Quello che dice il titolo non è vero perché né il lupo né l’orso sono stati introdotti nel veronese. Alcuni orsi sono stati reintrodotti sulle Dolomiti del Brenta in trentino (dove alcuni orsi ci sono sempre stati) e gli esemplari osservati nel veronese, quasi solo esclusivamente sul Monte Baldo, ci sono arrivati da soli. Per quanto riguarda il lupo invece bisogna sapere che, in Europa, non c’è mai stata nessuna reintroduzione del lupo in alcun posto. I lupi stanno crescendo di numero perché sono animali protetti in tutti, o quasi, i paesi europei e perché le montagne si stanno ripopolando di animali selvatici che sono le loro prede durante gran parte dell’anno. Il primo lupo arrivato in Lessinia è un maschio proveniente dalla Slovenia che, seguito mediante radio-collare, ha vagato per oltre 1.000 km prima di incontrare la femmina che, invece, proveniva da qualche parte delle Alpi occidentali. La coppia si è formata durante l’inverno 2012-13 e si è fermata sulle nostre montagne perché ha trovato caprioli e soprattutto cinghiali. Il progetto “Life WolfAlps” ha come mission di lavorare “per la conservazione e la gestione a lungo termine della popolazione alpina di lupo attraverso la convivenza con le attività umane” e non per la sua reintroduzione. Anche sorvolando sulla qualità dell’italiano usato, troviamo tragicomica la frase “L’animale agisce normalmente in branco con obbiettivi di animali domestici isolati (bovini, ovini, equini ed altri)”. Lo stesso effetto penoso ci viene leggendo, per quanto riguarda l’orso, “L’animale agisce normalmente isolato con obbiettivi di animali domestici”. Quello che invece ci infastidisce proprio sono le frasi finali che servono solo a suscitare allarme infondato negli eventuali escursionisti. Per concludere non sappiamo se ci siano anche cartelli dedicati ad altri animali certamente reintrodotti sulle montagne veronesi come marmotta, cinghiale e camoscio. Se li vedete mandateci le foto! . . . . . . . . . . . . . . . Dopo questo appello ci è arrivata questa foto: Il titolo dice: Fauna Locale della Lessinia. Purtroppo non è ripreso tutto il cartello ma ci pare di vedere questi animali: cinghiale, volpe, tasso e donnola. Il cinghiale era sparito dai nostri monti ed è stato abusivamente reintrodotto a scopo venatorio da alcuni cacciatori che prima, per poter fare questo tipo di caccia grossa. dovevano andare in Toscana o in Croazia. Questo animale causa ingenti danni all’agricoltura e può essere molto pericoloso quando si sente in pericolo o se deve difendere la prole: perché il cartello non lo dice? Provate a leggere anche questa  pagina: http://www.veramente.org/wp/?p=15818 Provate a vedere nel video cosa dicono gli esperti istituzionali che lavorano in Lessinia pagati con le nostre tasse: Clicca qui per vedere il video  

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